Nel racconto che arriva dal Pakistan si intrecciano attesa, speranza e dolore. È la storia di Waseem Khan, 29 anni, bracciante pachistano morto in Calabria insieme ad altri lavoratori stranieri in una vicenda ancora al centro degli accertamenti. A ricostruire le ultime ore di vita del giovane è il fratello Imran Khan, che dal villaggio di Toru, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, ripercorre l’ultima conversazione avuta con la famiglia.
L’ultima chiamata a casa
Secondo quanto riferito dal familiare, Waseem aveva telefonato alla madre poco prima della tragedia, rassicurandola sul pagamento imminente dello stipendio. “Mamma, domani mi pagano e ti mando i soldi per le cure”, avrebbe detto il 29enne, secondo il racconto riportato dal fratello. Una promessa legata alla speranza di poter sostenere economicamente la famiglia rimasta in Pakistan.
Il lavoro in Italia e le difficoltà economiche
Waseem, quarto di sei figli, era arrivato in Europa dopo un percorso migratorio complesso, passando dall’Asia centrale prima di raggiungere l’Italia nel 2025. In Calabria lavorava in ambito agricolo, nel settore delle fragole, secondo quanto riferito dai familiari. La famiglia sostiene che il giovane non ricevesse lo stipendio da circa due mesi, una condizione che avrebbe alimentato le continue preoccupazioni espresse durante le telefonate con casa.







