Per secoli i botanici hanno raccolto piante e funghi in tutto il mondo per essiccarne i campioni. Viaggiavano carichi di fogli di carta, presse di legno e bagagli adatti a trasportare durante lunghi viaggi in mare centinaia di esemplari disidratati. Destinazione finale, l’erbario: un biblioteca di nature morte che oggi, con una nuova veste in formato digitale, offre nuove lenti per studiare la biodiversità. Confrontando i dati conservati da archivi di tutto il mondo con l’intelligenza artificiale si è scoperto che per effetto del cambiamento climatico le fioriture in media sono anticipate, o ritardate, di oltre due giorni ogni dieci anni. Sempre grazie a un software di analisi sono stati sequenziati i genomi di funghi devitalizzati quasi due secoli fa e che nascondono molecole, principi attivi ancora sconosciuti e di possibile interesse in campo farmaceutico.
Toby Kiers, mappare il respiro sotterraneo della Terra
Il sesto Status of World’s Plants and Fungi, rapporto sullo stato della biodiversità vegetale e sotterranea curato dai Kew Gardens di Londra e pubblicato in questi giorni, è dedicato per la prima volta al contributo concreto della rivoluzione digitale alla conservazione della natura.








