Nella grande sala del complesso monumentale della Fondazione Giorgio Cini, che sorge sull’isola di San Giorgio Maggiore, davanti a Venezia, il capo dello Stato Sergio Mattarella tratteggia la complessità del presente in cui viviamo: «Oggi il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie», argomenta, mentre «la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi».

Una «tendenza, avverte il presidente della Repubblica italiana, «che va invertita con urgenza», perché ne va delle sorti dell’umanità.

Mattarella parla davanti al Re di Spagna Felipe VI e al presidente del Portogallo António José Seguro, nel corso del XIX simposio Cotec Europa, che riunisce le omonime fondazioni dei tre Paesi con l’intento di sostenere la competitività tecnologica e l’innovazione.

Il tema di quest’anno (sul quale è stato firmato un memorandum d’intesa trilaterale per aumentare gli investimenti nella creazione di una piattaforma “mediterraneo-atlantica” dedicata all’innovazione) è «Ripensare il lavoro nell’era dell’IA».

E Mattarella lo mette a fuoco con nitore, precisando come le trasformazioni in atto interpellino «in profondità le nostre democrazie».