Il Parlamento Ue ha approvato le nuove regole sui rimpatri. Tra le novità principali, la possibilità di trasferire i migranti in centri situati in Paesi terzi che abbiano siglato accordi specifici con uno Stato membro. Un successo per Meloni, secondo la quale il provvedimento apre definitivamente la strada al modello Albania.

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le nuove regole sui rimpatri. Il nuovo pacchetto modifica la normativa vigente sui rimpatri cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell'Ue. Il testo è stato votato in plenaria con 418 voti favorevoli, tra cui quelli del Ppe assieme alle forze della destra europea, 218 contrari e 30 astensioni. Tra le novità principali, la possibilità di trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso dei "centri di rimpatrio" situati in Paesi terzi che accettino di accoglierli sulla base di accordi bilaterali con uno Stato membro. Un successo per Giorgia Meloni, secondo la quale il provvedimento segue la "strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l'Albania".

Cosa prevede il nuovo regolamento Ue sui rimpatri Il testo punta aad accelerare le procedure di rimpatrio "nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all'interno dell'Ue", come sottolinea un comunicato dell'Eurocamera. Dopo il via libera dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Il nuovo regolamento prevede che dopo una decisione di rimpatrio il cittadino straniero sarà obbligato a lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato. I migranti potranno anche essere trattenuti fino a 24 mesi. La detenzione potrà essere disposta caso per caso in presenza di rischio di fuga, mancata collaborazione o pericolo per la sicurezza nazionale. Previsti anche obblighi alternativi, come la residenza in un luogo designato, la presentazione periodica alle autorità, garanzie finanziarie o il monitoraggio elettronico.