«Costruire luoghi per la gente è fare politica. Costruire spazi dove le persone possano incontrarsi e stare assieme è rendere possibile la democrazia». La voce al telefono è quella dell’architetto Renzo Piano. «Quello al Cimitero delle Fontanelle è stato un bellissimo progetto, una delle piccole ma indispensabili perle che stiamo realizzando in tante periferie dell’esistenza». Le periferie hanno bisogno di affetto, dice il senatore a vita: «Perché il futuro è lì».
Il Cimitero delle Fontanelle, una cava di tufo dentro la quale vennero deposti i morti di peste del 1656. Nel 1872 diventa un immenso ossario, dopo che le donne del quartiere Sanità mettono in bell’ordine crani e femori per restituire dignità a quei poveri resti. Un gesto di cura, dal quale nasce il culto delle «anime pezzentelle», relazione di mutuo soccorso in cui il vivo si rivolgeva alla «capuzzella», un teschio anonimo di cui si prendeva cura omaggiandolo, coltivando un rapporto fatto di parole e di speranze, la richiesta di una grazia in cambio di preghiere… Le Fontanelle, teatro di un incontro mistico e popolare.
Nel 1969 il Tribunale Ecclesiastico lo chiude, sottraendo così al bene comune un luogo altamente simbolico per la città. Anni di abbandono, fino allo scorso 18 aprile, quando un corteo, insieme alle autorità cittadine ed ecclesiastiche, ha attraversato il Rione Sanità e restituito il Cimitero alla città – l’accesso gratuito, oggi per i cittadini della II e III municipalità, dovrebbe essere esteso presto a tutti i residenti.













