Prima furono aperte le Catacombe di San Gaudioso, poi toccò a quelle di San Gennaro, alle chiese, allo Jago Museum.

Ora si attende la riapertura del Cimitero delle Fontanelle, un luogo ricco di tradizioni a cui la città di Napoli è fortemente legata. È la cronistoria della rinascita del Rione Sanità grazie alla cooperativa La Paranza, cioè la rete dei pescatori, che è riuscita appunto ad avvolgere tutta la comunità di uno dei quartieri più difficili del capoluogo partenopeo attorno ad un progetto di crescita culturale e di riscoperta delle bellezze artistiche dell'area.

La sua storia è al centro della fiction in onda in sei episodi su Rai1 'Noi del Rione Sanità', per la regia di Luca Miniero, che vede come protagonista don Giuseppe, figura che si ispira a don Antonio Loffredo, ex parroco del Rione, che ha dato vita alle tante iniziative culturali nel quartiere emarginato e segnato da un processo di ghettizzazione durato due secoli, a causa di un ponte costruito nel XIX secolo che lo tagliava fuori dai luoghi più sviluppati del centro cittadino.

All'inizio del nuovo millennio, un recupero sembrava impossibile a causa del degrado radicato in quella che era una storica roccaforte dei clan camorristici: un minore su tre abbandonava la scuola e due giovani su tre erano disoccupati. Qui ogni forma di organizzazione civile appariva impossibile, data la densità abitativa (una delle più alte in Europa) di 16.000 persone per chilometro quadrato.