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All’inizio di giugno, da un giorno all’altro, gli incassi dei pedaggi pagati in contanti su alcune autostrade siciliane sono aumentati di oltre il 50 per cento e in alcuni casi raddoppiati, senza particolari aumenti di traffico. Non è stato un caso o un errore tecnico. È stata piuttosto la conferma dei sospetti che gli investigatori della procura di Termini Imerese avevano da mesi, da quando avevano iniziato a indagare sull’ammanco di oltre un milione di euro di cui sono accusati cinque casellanti. La procura è arrivata a stimare la somma complessiva con uno stratagemma tanto elementare quanto efficace.

L’inchiesta è partita da un esposto del Consorzio per le autostrade siciliane (Cas), l’ente regionale che gestisce l’autostrada A20 Palermo-Messina e la A18 Messina-Catania. All’inizio del 2025 il consorzio si era accorto che ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono i passaggi delle auto non corrispondevano ai soldi incassati e aveva trasmesso i dati alla procura.

Gli investigatori hanno approfondito la segnalazione con un’inchiesta che ha coinvolto cinque casellanti. Secondo le ricostruzioni della procura, i casellanti avevano trovato il modo di far figurare nei sistemi informatici che il pedaggio da riscuotere fosse inferiore rispetto a quello effettivamente dovuto. In pratica, gli automobilisti pagavano regolarmente quanto previsto dalla tratta percorsa, ma nel sistema contabile il viaggio risultava iniziato più avanti, con un pedaggio più che dimezzato. La differenza, secondo la procura, veniva intascata dai casellanti.