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Sospesi 5 dipendenti del Cas e un informatico. Per mesi avrebbero trasformato i caselli autostradali in una fonte parallela di guadagno personale, sfruttando il ruolo di incaricati di pubblico servizio e un meccanismo tanto semplice quanto, secondo gli investigatori, collaudato.Per questo il Gip di Termini Imerese, su richiesta della Procura, ha disposto sei misure cautelari interdittive: cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliane (C.A.S.) sono stati sospesi dal servizio per sei mesi, mentre a un dipendente di una società privata è stato vietato per lo stesso periodo l’esercizio dell’attività professionale.Questa mattina il procuratore di Termini Imerese Angelo Cavallo ha diffuso una nota per agevolare l'emersione di casi simili e invitare i cittadini a collaborare nell'attività di denuncia, ma anche per "porre rimedio ad alcune gravi inesattezze rese, anche da parte di soggetti istituzionali, interessati a vario titolo nella vicenda".
L’operazione - si spiega nella nota - è stata eseguita dalla Polizia Stradale di Palermo nell’ambito di un’inchiesta che ruota attorno agli incassi dei caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono lungo l’autostrada A20 Palermo-Messina. Al centro delle indagini ci sono presunti episodi di peculato che, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero stati commessi tra novembre 2025 e gennaio 2026.I numeri riportati nel provvedimento descrivono un quadro ritenuto dagli inquirenti particolarmente significativo: a carico dei cinque esattori vengono contestati rispettivamente 13, 18, 24, 103 e 108 episodi di peculato. Al tecnico informatico, dipendente della società incaricata della manutenzione degli impianti di esazione, vengono invece contestati 33 episodi in concorso con due degli esattori.[caption id="attachment_2222616" align="alignnone" width="300"] video cas intalpress[/caption]L’indagine è partita da un esposto dello stesso C.A.S., che aveva rilevato anomalie nei flussi degli incassi. Dai controlli interni sarebbe emersa una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e le somme effettivamente versate nelle casse dell’ente. Da qui l’avvio degli accertamenti affidati alla Polizia Stradale, che ha utilizzato intercettazioni ambientali e sistemi di videoripresa installati nei gabbiotti dei caselli.










