C’è una strada che i pugliesi conoscono nel sangue prima ancora che nelle mappe: la Basentana. Per noi - affacciati sullo Ionio - è da sempre l'arteria verso Roma. Ma non è solo un asse viario: è il corridoio di un'alleanza millenaria tra Puglia e Basilicata, due popoli che la storia ha tenuto vicini più di quanto le carte lascino intuire. E se quella strada esiste, lo dobbiamo a uomini capaci di trasformare un'idea di riscatto in cemento e asfalto.

Percorrerla è un atto di memoria, una scuola di formazione politica. Ancora costellata di «cerotti» - cantieri, interruzioni, manutenzioni - ogni volta che ci si infila in quella strada il frastuono quotidiano si smorza. Si attraversa la Val Basento, dove scorre un fiume tutto lucano. Poco distanti in linea d’aria, gli invasi lucani del Pertusillo, di Monte Cotugno e di San Giuliano, che hanno dissetato i pugliesi e irrigato le nostre campagne carsiche, sono il primo segno tangibile della fratellanza: l'acqua lucana che arriva fino ai nostri campi.

Da Levi confinato ad Aliano a Togliatti e De Gasperi che definirono Matera la vergogna d'Italia, tanti hanno raccontato la povertà di quella terra. Eppure quella Basilicata continua a fornire acqua, gas e petrolio alla macchina industriale pugliese, un benessere raramente tornato indietro con la stessa generosità con cui è stato preso. I lucani ci hanno guardato fare con la compostezza di chi sa che la dignità non si negozia, senza mai smettere di tendere la mano. In questo gesto sobrio si misura la grandezza di un popolo e la profondità di una fratellanza che nessuna asimmetria di risorse ha incrinato.