Mentire? Non è bello, forse. Ma può servire. È intorno a questa soglia, insieme morale e pratica, che sembra collocarsi oggi l'atteggiamento dei nordestini verso la bugia. Le analisi di Demos per l'Osservatorio sul Nord Est mostrano un rapporto pragmatico con la menzogna: non celebrata, non nobilitata, ma riconosciuta come uno strumento che, in alcune circostanze, può avere una funzione. Secondo il 55%, infatti, mentire è "utile in certi casi": era il 48% nel 2011. In 15 anni, dunque, cresce l'idea di una bugia di situazione, non necessariamente rivendicata, ma ammessa come possibile risorsa nei rapporti sociali. Al tempo stesso, aumenta leggermente anche chi la vive come "una fatica": oggi il 21%, contro il 19% rilevato in passato. La menzogna, quindi, non appare soltanto come calcolo o convenienza, ma anche come esercizio faticoso di gestione della relazione. Più contenute le altre definizioni. Il 13% considera mentire "uno stile di vita", quota in leggero calo rispetto al 15% del 2011. Il 9% parla di "necessità", sostanzialmente stabile rispetto all'8% di quindici anni fa. Ma il cambiamento più evidente riguarda l'immagine della bugia come "arte": nel 2011 la sceglieva il 10% degli intervistati, oggi appena il 3%. È come se la menzogna avesse perso il suo lato più seduttivo, più brillante, forse anche più compiaciuto. Rimane nella vita quotidiana, ma meno come abilità e più come soluzione, ripiego, difesa.
Bugiardi in aumento: «Ecco perché può essere utile»
Mentire? Non è bello, forse. Ma può servire. È intorno a questa soglia, insieme morale e pratica, che sembra collocarsi oggi l'atteggiamento dei nordestini verso la bugia....







