Siamo diventati da poco orfani di una bugia. Purtroppo. Perché era una bugia utile, che ci ha miracolato da un abisso, bugia condivisa tra nemici e quando le bugie sono così diventano quasi pseudoverità che si possono far bere ai sudditi facendole gestire da manichini parlanti sugli schermi. Se l’interesse reciproco lo richiede il bianco può persino diventare nero. Lo rimpiangeremo questo “adminiculum” un po’ losco che permetteva di socchiudere gli occhi sulle cose sconvenienti. Hanno strappato il velo alla guerra europea: è ufficiale, dichiarato, garantito: siamo, noi, in guerra con la Russia.

Se vi attardate tra coloro che attendono di ottenere una spiegazione del perché in nell’età della ragione si sia aperta, in piena luce, questa abominevole voragine nella cerniera d’Europa, se siete affaticati dal disagio indefinibile di fronte a tanti fantasmi guerreschi, a tanti illuminati spiriti che son lì ogni giorno a sobillarci perché il tempo dei deliri guerrafondai è tutt’altro che passato, anzi deve impegnare le nostre midolla per i prossimi decenni, almeno avete un po’ di chiarezza. Ora le sole domande reali sono quelle che la realtà ci pone e non più quelle che ci ponevamo per evitare di rispondere al presente. Tutta colpa del prosaico portavoce della presidenza russa Peskov: «Di fatto siamo in guerra con l’Alleanza atlantica». “Di fatto” vuol dire che manca solo il ritiro degli ambasciatori. Non è rozza propaganda alla Medvedev, è una secca constatazione della realtà. Mentre diecimila soldati Nato si schierano alla frontiera con quarantamila polacchi e dall’altra parte, a vista, decine di migliaia di russi con i vassalli bielorussi “manovrano”. Tutto ciò che da tre anni funzionava “normalmente”, come numerazione decimale, quotidiana di missili vittime e insulti, è ammutolito. Il fruscio della parola maledetta si è levato: siete in guerra. Lo scenario è perfetto per provocazioni, incidenti pilotati, errori fatali: sono tutti gli armamentari che precedono e scatenano sempre le guerre grosse.