Negli ultimi anni, l’Europa e il Medio Oriente sono diventati teatri di una nuova forma di conflitto: la guerra ibrida. Non carri armati o missili, ma disinformazione, diffusione sistematica di fake news e manipolazione dell’opinione pubblica, con l’obiettivo di sfruttare e amplificare le fratture sociali. È una guerra subdola e pericolosa, che mira a indebolire le democrazie dall’interno, erodendone la coesione e la fiducia nelle istituzioni.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione su questo pericolo, parlando di una «ingiustificata e disordinata aggressione» e sottolineando come la disinformazione e l’erosione della fiducia democratica rappresentino una minaccia diretta alla libertà e alla stabilità delle nostre società.

Allo stesso modo, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, nel non-paper recentemente pubblicato sul tema, ha evidenziato come «l’Italia sia oggi oggetto di attacchi ostili, continui e coordinati, con l’obiettivo di indebolire lo Stato, polarizzare la società e screditare le istituzioni», rimarcando la necessità di dotarsi di nuovi strumenti per riconoscere e contrastare questi attacchi non convenzionali, capaci di produrre effetti profondi e duraturi.