La guerra è un racconto dove l’immane tragedia spesso svela il comico, ne abbiamo avuto ancora una volta la prova in una giornata incredibile dove Israele ha aperto il nono fronte del conflitto (il Qatar) e la Flotilla guidata da Greta Thunberg è affondata nel ridicolo. Missili veri e finti droni, la lotta contro il terrorismo e la corsa della propaganda dell’asilo infantile, un esercito che combatte per la sopravvivenza degli ebrei e un gruppo di scansafatiche che suonano la chitarra interpretando lo spartito degli utili idioti di Hamas.
Partiamo dalle cose serie. Il blitz di Israele in Qatar è un fatto straordinario che segna un’altra svolta non solo nella guerra, ma nell’intero scenario dei rapporti di forza in Medio Oriente. Il primo bersaglio di Israele erano i capi di Hamas, ma il secondo colpito di sponda è il governo qatarino che dopo mesi di trattative a vuoto ha esaurito il bonus di fiducia che aveva ricevuto da Gerusalemme e soprattutto da Washington. Il vero nocciolo della storia dell’attacco a Doha è che Al-Thani, l’emiro del Qatar, si è bruciato assicurando una mediazione senza ottenere risultati concreti. Questo per Donald Trump è il problema, significa non essere affidabili. La Casa Bianca è stata avvisata del blitz, e la notizia è che non si è opposta, ha lasciato che i missili israeliani colpissero gli obiettivi, il silenzio/assenso degli Stati Uniti per il raid in Qatar è il fatto nuovo e per la regione è un ulteriore avviso: chi sostiene i terroristi e flirta con l’Occidente non è più una zona franca, può essere un obiettivo militare di Israele e, in futuro, degli stessi americani. Sanno tutti che il Qatar è uno sponsor di Hamas, che fa il gioco delle tre carte da decenni, che Al Jazeera è il megafono dei tagliagole e rappresenta un’arma puntata contro Israele nell’ottavo fronte, quello della propaganda. Trump ha deciso che non farà più finta di niente. È uno scenario nuovo che riguarda anche altri attori, in particolare l’Egitto (che fa parte del tradizionale team di mediatori sulla questione palestinese) perché Il Cairo non apre le frontiere a Rafah, non accoglie rifugiati palestinesi, nemmeno temporaneamente.






