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14 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:06

La guerra nel feed arriva tra un video di cucina e un reel di viaggio. Un bombardamento, poi un meme. Un’analisi geopolitica, poi un montaggio ironico con una soundtrack pop. Dal conflitto in Ucraina al massacro a Gaza, fino all’attacco israelo-americano all’Iran, sui social si moltiplicano contenuti che trattano la guerra con il linguaggio dei meme: clip sarcastiche, video ironici sul rischio di escalation globale, remix e parodie che trasformano il conflitto in contenuto virale. Un fenomeno che racconta molto del modo in cui le nuove generazioni vivono la guerra nell’era delle piattaforme. “Quando l’ansia collettiva sale, l’umorismo online funziona spesso come una valvola di sfogo e come una micro-pratica di controllo simbolico”, spiega a ilfattoquotidiano.it Giovanni Boccia Artieri, professore di Sociologia dei media digitali e di Comunicazione digitale e platform strategy all’Università di Urbino. “Nominare la paura in forma ironica la rende, per un attimo, maneggevole”.

Nella ricerca sui meme questo fenomeno viene spesso definito “disaster-funny”. “Ridendo non si cancella il trauma”, dice Boccia Artieri, “ma si crea sollievo, connessione e un linguaggio comune per elaborarlo”. Per questo, spiega, è un meccanismo particolarmente diffuso tra i più giovani, che utilizzano l’ironia come forma di elaborazione collettiva di eventi percepiti come enormi e fuori controllo. Ma l’ironia non nasce soltanto dal basso. Sempre più spesso anche le istituzioni adottano linguaggi tipici dei social. “I linguaggi istituzionali stanno incorporando formati nativi del feed – montaggi rapidi, soundtrack pop, estetiche da short video – per rendere più digeribile e condivisibile la propria narrazione”. Un esempio recente è stato il video pubblicato dall’account ufficiale della Casa Bianca sugli attacchi militari, montato con la musica della Macarena. “Quando l’istituzione parla già in codice meme”, osserva il sociologo, “il pubblico giovane risponde intensificando quel lessico, tra riappropriazione, parodia e scarto critico”.