Un’intensa campagna social si è mossa da subito insieme alla guerra degli Usa e Israele all’Iran. Gli account ufficiali della Casa Bianca hanno cominciato a condividere video delle operazioni militari, degli attacchi missilistici, delle intercettazioni balistiche, accompagnati da musiche e immagini.
L’ultimo video, pubblicato nella notte, vede un montaggio di immagini di guerra mixate a immagini prese da Call of Duty, popolare videogioco di guerra. Guerra vera e guerra simulata. Messe insieme, senza alcuna distinzione. Il video è accompagnato da un messaggio: “Courtesy of Red, White & Blue”, gentile concessione patriottica statunitense al pubblico ludibrio dei suoi seguaci sui social.
Il confine svanito tra meme e comunicazione istituzionale
Se c’era un confine tra la comunicazione istituzionale e i meme, quel confine oramai è superato. Non c’è distinzione. Tutto diventa macchina di comunicazione. Tutto diventa meme. Tutto diventa dissimulazione e scherno. La guerra, la sua violenza, le bombe intelligenti, i morti sotto l’intelligenza delle bombe. Ogni cosa è parte di una comunicazione improntata all’ostentazione di potenza e efficienza. Da mostrare al proprio interno, per rafforzare il sentimento patriottico. E al proprio esterno, ai propri nemici. Per intimorirli. Ma cosa vuol dire questa commistione di piani? Cosa resta a noi in questo mix di battaglie in pixel e sangue vero versato sul campo di battaglia? Sangue militare, sangue innocente. Cosa resta della realtà? Ogni guerra si è sempre accompagnata alla propaganda. Ufficiale e non. Ma vedere la guerra simulata nei videogiochi, esibita sul ritmo di una Macarena elettronica pone una sfida in più. Video caricati sulla musica di Mortal Kombat. È la gamification della morte.














