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Ultimo aggiornamento: 12:22 del 23 Settembre
di Marco Marangio
Meno storie, meno contenuti, eppure si è comunicato. Non sempre i social sono un male. Sono uno strumento e, come tale, tutto dipende da come viene utilizzato. Prova ne è stato lo sciopero per Gaza del 22 settembre.
Organizzato in 80 piazze italiane (tutte piene), con tangenziali e porti bloccati, lo slogan “blocchiamo tutto” ha contribuito a veicolare il messaggio di sdegno contro il genocidio. Lo sciopero è passato anche tra le “roccaforti” di Meta: su Facebook e Instagram content creator e influencer hanno manifestato il loro dissenso evitando di pubblicare qualsiasi tipologia di contenuto che non fosse a tema Gaza. Semplicemente. Fra stories a schermo nero con “Blocchiamo tutto” come slogan, i social media hanno veicolato massivamente un netto “No” alle operazioni di sterminio di Israele.










