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Ultimo aggiornamento: 17:11
di Simone Millimaggi
Il 22 settembre, in oltre settanta città italiane, si è sollevato un coro di voci che ha attraversato paesi e generazioni, unendosi nel richiamo a una giustizia che non conosce confini. Quella a sostegno del popolo di Gaza non è soltanto una battaglia di solidarietà: rappresenta il cuore stesso di una democrazia che vuole restare fedele ai suoi valori fondanti di umanità. In un’Italia plasmata da una Costituzione che ripudia la guerra e si fonda sul lavoro e non già sul mercato o sul profitto, le scelte politiche che mirano ad aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil, oltre quattrocento miliardi, con inevitabili ripercussioni sul welfare, sollevano interrogativi profondi sul futuro che stiamo costruendo.
Non si possono trascurare le dichiarazioni che arrivano dai vertici israeliani e che prefigurano scenari inquietanti per la popolazione di Gaza, ormai ridotta in condizioni estreme dalla fame alla deportazione forzata, descrivendo la trasformazione della Striscia in un ipotetico spazio d’oro immobiliare. Le guerre, figlie di interessi economici e logiche di mercato, pongono ogni cittadino davanti alla responsabilità di difendere, ogni giorno, quei principi di giustizia e dignità che dovrebbero essere le fondamenta di una società democratica. In questa cornice, la mobilitazione per Gaza richiama tutti a un impegno attivo, affinché nessuna voce che chieda pace venga ignorata o delegittimata.






