«Per le pmi la quotazione è un"alternativa alla vendita e una risposta al passaggio generazionale».

Questa l"estrema sintesi, fatta dall"amministratore delegato di Intermonte Guglielmo Manetti, della nona edizione dei «quaderni di ricerca» dal titolo «Quotarsi per crescere: come le ipo vincenti creano valore per l"impresa e per il Paese».Lo studio, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, evidenzia come la quotazione in borsa, se accompagnata da scelte solide di governance e strategia, rappresenti per le pmi un acceleratore in termini di fatturato, occupazione e creazione di valore. «Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, generano occupazione e alimentano interi distretti produttivi.

Eppure solo 373 sono oggi quotate in borsa: un numero che segnala quanto il mercato dei capitali italiano sia ancora lontano dal suo pieno potenziale», ha affermato Manetti.

La ricerca si è soffermata sulle performance di tutte le società, con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro, quotate sui listini di Borsa Italiana, sia regolamentati sia non regolamentati, dal 2011 al 2025.

In totale, il campione analizzato è stato di 363 imprese, per un totale di 25,2 miliardi di euro di ricavi, una capitalizzazione iniziale totale di 32,2 miliardi e 107.324 dipendenti complessivi.Le imprese con le migliori performance in borsa, che rappresentano il 10% del campione, raggiungono un rendimento cumulato del 173,8% a 5 anni dalla quotazione, mentre il miglior 25% delle aziende a 5 anni genera un rendimento pari al 49,7%. «Questo è il simbolo di essere riusciti a mantenere alta l"attenzione per gli investitori sul mercato», ha spiegato Giancarlo Giudici, professore ordinario del Politecnico di Milano School of Management. «Le imprese vincenti con il maggior rendimento sono anche quelle che hanno fatto più acquisizioni».