IpoSul fronte delle valutazioni il top 10% del campione della ricerca condotta da Intermonte con il Polimi presenta un rapporto EV/EBITDA di valori compresi tra 19 e 31 voltedi Monica D'Ascenzo17 giugno 2026Nel segmento delle Mid & Small Cap italiane la quotazione in Borsa si conferma un potente acceleratore di crescita industriale e finanziaria, ma anche un’area di forte selettività da parte del mercato. Secondo la nona edizione dei “Quaderni di ricerca” di Intermonte, realizzati in collaborazione con il Politecnico di Milano, le società migliori del campione registrano un rendimento cumulato pari a +173,8% a cinque anni, mentre il miglior 25% si ferma a +49,7% nello stesso orizzonte temporale. Sul fronte delle valutazioni, il mercato mostra una dispersione significativa, con un EV/Ebitda mediano intorno a 8 volte, che nel top 10% del campione si estende fino a valori compresi tra 19 volte e 31 volte, segnalando una forte polarizzazione tra società capaci di generare crescita e il resto del mercato.Domande di approfondimento generate da 24Ore AI«L’Italia è, da sempre, un Paese di imprese. Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, generano occupazione e alimentano interi distretti produttivi» commenta Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, sottolineando però come «di queste cinque milioni di aziende, solo 373 sono oggi quotate in Borsa», un dato che evidenzia quanto il mercato dei capitali italiano resti ancora lontano dal suo pieno potenziale.I dati dello studioLo studio analizza 363 imprese quotate su Borsa Italiana tra il 2011 e il 2025, con capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro, distribuite sui diversi listini di Euronext Milan, Euronext Star Milan ed Euronext Growth Milan. All’ingresso in Borsa queste società esprimevano complessivamente 25,2 miliardi di euro di ricavi, 3,37 miliardi di margine operativo lordo (Ebitda), 1,18 miliardi di utile netto e oltre 107.000 addetti, con una capitalizzazione aggregata pari a 32,2 miliardi e un flottante medio post-Ipo del 36%. Il dato dei ricavi mediani, pari a 79 milioni di euro per impresa, conferma la natura profondamente “mid market” del campione.In questo contesto si inserisce un elemento strutturale del mercato italiano, ovvero la forte concentrazione degli scambi sulle large cap. «Il 90% degli scambi si concentra sulle 40 blue chips del Ftse Mib» ha osservato Manetti, evidenziando come le pmi quotate rappresentino una componente spesso meno visibile ma economicamente rilevante del sistema produttivo nazionale. Coerentemente, la composizione settoriale del campione riflette l’economia reale italiana, con circa il 65% delle società attive nei comparti consumer, industrial e technology, cioè nei settori cardine della manifattura e dei servizi avanzati.I rendimentiLe evidenze sui rendimenti mostrano una netta differenziazione tra le società migliori e il resto del mercato. Le imprese appartenenti al top 10% del campione registrano infatti una performance cumulata del +70,2% nel primo anno post quotazione, che sale al +133,2% a tre anni e raggiunge il +173,8% a cinque anni. Anche ampliando l’analisi al miglior 25% del campione, il mercato evidenzia una capacità di creazione di valore significativa, con un rendimento pari a +49,7% a cinque anni, a conferma che una quota non marginale delle Ipo italiane genera ritorni consistenti e duraturi.
Borsa come moltiplicatore di valore: +173% i migliori rendimenti a 5 anni per le pmi
Sul fronte delle valutazioni il top 10% del campione della ricerca condotta da Intermonte con il Polimi presenta un rapporto EV/EBITDA di valori compresi tra 19 e 31 volte







