MILANO – Una “anomalia italiana” da risolvere al più presto, cercando di "garantire maggiore liquidità al mercato pubblico delle Pmi” perché ci troviamo “nella situazione paradossale per cui i listini sono ai massimi ma le Ipo non arrivano” e anzi “le valutazioni delle aziende rimangono depresse, soprattutto se confrontate con quelle dei mercati privati dove arrivano a livelli doppi”. Così Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, fotografa la relazione tra mercati e piccole-medie aziende italiane presentando la ricerca realizzata dal Politecnico di Milano sulle “Ipo vincenti” di Piazza Affari del periodo 2011-2025.

“Di cinque milioni di aziende, solo 373 - dice l’ad - sono oggi quotate in Borsa: un numero che segnala quanto il mercato dei capitali italiano sia ancora lontano dal suo pieno potenziale”. La diagnosi di Manetti è amara anche perché quel che si vede sulla Borsa Italiana (a dire il vero quasi solo uscite, ultimamente: per l’Osservatorio sul mercato dei capitali dal 2023 al 2025 sono usciti 44,5 miliardi da Piazza Affari, e solo 2,1 miliardi sono entrati) stride con l’euforia delle quotazioni miliardarie di Wall Street. “Il private equity ha pagato le aziende molto caro, infatti stanno aumentando i casi di difficoltà nelle fasi di exit – il ragionamento di Manetti – Eppure, a parità di condizioni, sul mercato pubblico dovresti esser percepito meglio perché hai numeri certificati. Bisogna rimettere in moto il meccanismo”.