“Io francamente penso che siano stati fatti molti errori, ma il fascismo è un crimine, non è un’opinione“. Sono le parole pronunciate a Battitori liberi, su Radio Cusano, da Moni Ovadia, intervenendo sulla clausola antifascista introdotta dalla fiera “Più libri più liberi”.
L’intellettuale ha risposto punto su punto alle accuse di “censura” mosse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribaltando la prospettiva: chiedere di ripudiare il fascismo non è un atto di esclusione ideologica, ma un presupposto di legalità repubblicana.
Ovadia esordisce con un paragone urticante per spiegare perché, a suo avviso, non si possa parlare di libertà di opinione quando si tratta del regime di Mussolini. “Il fascismo, come ha detto Gianfranco Fini, è un crimine assoluto. Allora non capisco che problema c’è nel firmare quella clausola”.
Per illustrare il concetto, l’artista ricorre a un’iperbole: “Se si chiedesse a qualcuno di dire che lui è contrario alla pedofilia e che lui pratica i valori del rispetto dei bambini, qualcuno direbbe qualcosa? No. La pedofilia non è un’opinione, è un crimine. Lo stesso è il fascismo. Dirsi antifascisti non è scontato, perché le destre italiane ancora si baloccano col fascismo. Cercano di infilarlo in tutti i modi. Uno dei modi sono le foibe“.












