La7
Intemerata del filosofo Massimo Cacciari a Otto e mezzo (La7), sul caso della fiera Più libri più liberi, in programma a dicembre a Roma, che quest’anno chiede agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione. La conduttrice Lilli Gruber spiega il disappunto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito l’iniziativa una forma di censura. E chiede al filosofo: “Ma non è ridicolo gridare alla censura?”. Cacciari non ci sta e replica stizzito: “Ma non è ridicolo parlare di questo, con tutto quello che sta passando per il mondo?”.
La giornalista precisa: “Lo devo fare perché l’ha fatto la presidente del Consiglio e perché anche oggi per tutta la giornata sono continuate le dichiarazioni”. “Allora è ridicola la posizione della Meloni esattamente come è ridicola la richiesta del patentino antifascista – rilancia l’ex sindaco di Venezia – L’antifascista non è tale perché firma patentini, lo è in quello che fa e in quello che ha fatto. E pochi sono antifascisti in questo senso, in questo Paese e in questa Europa”.
“Perché?”, chiede Gruber. “Perché essere antifascisti vuole dire condannare esplicitamente le politiche di Israele, non le pare? – risponde Cacciari – Essere antifascisti vuole dire assumere delle posizioni nette nei confronti di posizioni razzistiche, se non peggio, come quelle che emergono direttamente all’interno dei vertici del governo americano. Quello è essere antifascisti, non firmare patentini”. E aggiunge: “Croce si rifiutava di firmare patentini. E se mi chiedono di firmare un patentino per andare al Festival di Roma, non ci vado“.











