Gli Usa tornano ad alzare dopo mesi le pressioni su Putin. La chiave dell'energia e le promesse tradite di Trump

Da Evian – Dopo aver fatto la pace con l’Iran – fino a prova contraria – Donald Trump riuscirà finalmente nel miracolo di chiudere pure la guerra tra Russia e Ucraina? Lo sforzo che serve è titanico, perché l’ostacolo numero 1 è sempre lo stesso: Vladimir Putin. Eppure qui al G7 di Evian si respira se non ottimismo quanto meno un po’ di sollievo, perché Trump sembra finalmente essersi «ricordato» della necessità di risolvere pure il conflitto che lacera da quattro anni e mezzo l’Est Europa. Ma qual è davvero il legame tra i due fronti di guerra e pace?

Il filo rosso del petrolio tra Russia e Iran

La questione non riguarda solo il livello di attenzione geopolitica degli Stati Uniti e psicofisica dell’80enne presidente – fattori che pure esistono. L’indizio sulla vera chiave di volta parlando a margine del G7 lo ha dato lo stesso Trump, e ha a che fare col petrolio. Con lo Stretto di Hormuz bloccato e il prezzo del greggio schizzato oltre i 100 dollari al barile, gli Stati Uniti avevano fatto da marzo un mega-regalo a Vladimir Putin: avevano sospeso le sanzioni sugli acquisti di petrolio russo, rimpinguando di fatto le casse del Cremlino. Ma ora che lo Stretto di Hormuz si appresta a riaprire e il prezzo del petrolio è in forte calo, gli Stati Uniti possono permettersi di rimettere insieme all’Europa le sanzioni sul petrolio russo. «Putin deve fare un accordo», è tornato a dire oggi Trump, per la gioia di Zelensky.