Da viaggiatore e scrittore di viaggio curioso, Jan Brokken conosce il valore del treno. Intuisce e sa valorizzare l’algoritmo delle rotaie sulla scrittura narrativa. Le sue potenzialità mitopoietiche (come si dovrebbe definirlo in termini tecnici ma dicendolo con una perifrasi più chiara: la capacità di costruzione di "mondi immaginari") gli sono chiare e le fa parlare. Ricordiamo, più in generale, che quando uno scrittore racconta un viaggio – sia esso la materia principale del suo racconto o quella di sfondo – non lavora mai a riempitivi o di quinta teatrale. La letteratura di viaggio è di suo letteratura e, aggiungiamo, in toto se sa sostituire la materia visiva o psicologica (più difficile, in questo caso ma quando riesce rendendo ancora più valido il transfert), normalmente attribuita ai personaggi, ai luoghi.
Da lettore Brokken sa riconoscerla anche nei libri altrui: “Kafka applica un'analoga tecnica di rallentamento, nel descriverlo: fa procedere la corsa del tram verso la stazione di Praga in mondo esasperatamente lento, attraverso una molteplicità di dettagli superflui, aggiungendo poi varie divagazioni totalmente irrilevanti, sul viaggio in treno”.
Qui – in uno dei quattordici racconti che compongono La malinconia del viaggiatore (Iperborea) ultima uscita delle sue opere in Italia – Brokken è alle prese con quella incompiuta novella di evasività che è Preparativi di nozze in campagna che mette in relazione con la complessa storia d’amore all’odi et amo in salsa boema tra lo scrittore della Metamorfosi e la fidanzata. Felice Bauer che tanto avrebbe messo in crisi Franza Kafka. Ma queste sono illazioni. Per uno scrittore “la vita vera” sono le sue opere, una transustanziazione che troppi finiscono per dimenticare nella tentazione delle corrispondenze biografiche. Lo scrittore ebreo di lingua tedesca in questo racconto, che nelle aspirazioni del suo autore sarebbe dovuto diventare romanzo, fa fare al suo protagonista, Edoardo Raban, un viaggio di presentimento e incertezza. In definitiva – e lo dimostra la quasi assenza di Elvy, l'amante appena menzionata – è un racconto psicologico. Almeno nelle premesse a cui seguirà la surrealtà con anticipazioni entomologiche che porteranno a… va da sé… Gregor Samsa, l’umano scarafaggio al vertice delle proiezioni più alienanti della letteratura novecentesca. Inciso – ma che per Brokken è un’apertura – “Kafka detestava i treni”.









