La poesia è fiducia. Viaggiare è fiducia. La mia passione per il viaggio è larga, antica. Prima ancora delle parole compresi che è tutto in movimento, che il mondo è un posto pieno di cose e che spettava a me esplorarlo, andare. La poesia è iniziare, e non capirci niente. Iniziare e andare e tornare e andare di nuovo, come dice Saramago a pagina 186. Leggo con gli occhi, poi muovo un po’ le labbra per sentire le parole come cose che si animano, e non ci capisco ancora niente e assomiglia a una contemplazione, a uno stare di fronte a un paesaggio, a una musica. La prima cosa che guardo è l’immagine, la mappa di una poesia. Che forma creano le parole sulla pagina, se sono fitte o rade, ondulate, squadrate, simmetriche, a rettangoli, un tappeto persiano, uno spartito, una trapunta americana, un centrino all’uncinetto, uno stagno, una piazza, una parata militare, una pista da ballo, guardo se mi guardano caotiche, e quanto bianco resta nella pagina. Prima di tutto vedere, guardare, essere guardato da quelle cose che si chiamano lettere e formano parole che formano versi che fanno una poesia. Da quando non ci sono più solo pagine di carta ma schermi luminosi, penso al fatto che la poesia è soprattutto una cosa che si dice, si canta, con ogni mezzo che la tecnologia offre, dalla memoria in poi. Cos’è una poesia? Eccola la solita domanda, la risposta più soddisfacente è sempre: “Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao”. La poesia che si autodefinisce poesia non è una poesia.
Parole dal mondo | Una mappa poetica di itinerari imprevedibili
“Poesie da viaggio” (Crocetti, 2026) è un’antologia curata da Jovanotti e Nicola Crocetti. Un manuale da tenere sempre con sé, che funge da bussola per le esplorazioni più eccentriche, ma anche per i più memorabili viaggi mentali







