Stando ad Amleto, la parola può scivolare nell’orecchio come veleno. Si preferisce pensare che sia un pharmakòn, alternativamente veleno o medicina. Concordiamo comunque sul fatto che il vero destinatario di quella poetica rimanga sconosciuto, come afferma Eugenio Montale nella sua Lecture per il conferimento del Nobel per la Letteratura, nel 1975, e che viaggi per toccare vite e paesi differenti. Quali siano le conseguenze possiamo scoprirlo leggendo il discorso di Seamus Heaney, scritto anch’esso per il Nobel e ora confluito, insieme a quelli di Montale e via via fino a Louise Glück, nel prezioso volume a cura di Roberto Galaverni, È ancora possibile la poesia. Poetry Nobel Lectures (Vallecchi, pp. 320, euro 18). Prezioso perché infila, una dopo l’altra, le riflessioni di insigni poeti, provando quanto la poesia abbia un potere e un dovere: non rimanere indifferente alle cose del mondo e alle cose dell’umano. E debba e possa fare qualcosa: continuare a raggiungere i più diversi lettori per portare incanto e meraviglia, ma anche la consapevolezza che bisogna tenere la schiena dritta, e usarla, quella parola, per testimoniare il mistero e l’orrore che ci circondano, tenerla viva e disponibile a creare ponti di fratellanza, mani che si tendono e, se non salvano, pur rendono l’istante più accettabile. Heaney, poeta nordirlandese vincitore nel 1995, racconta un episodio successo durante la guerra civile che ha insanguinato le strade del suo Paese per decenni. Una sera di gennaio del 1976, un pulmino di operai fu fermato da un gruppo di uomini armati che intimò loro di scendere e di mettersi in linea. C’è qualche cattolico? chiesero. L’unico, ormai convinto che fossero paramilitari protestanti, si accinse a fare un passo avanti, quando uno dei compagni gli prese la mano come a dire che non l’avrebbero denunciato. Lui, quel passo lo fece lo stesso, ma a essere fucilati furono tutti gli altri. Quegli uomini erano, evidentemente, membri della Provisional Ira. Scrive Heaney: «La nascita del futuro che desideriamo sta sicuramente nella contrazione che provò quel cattolico terrorizzato sul ciglio della strada, quando un’altra mano strinse la sua, non nei colpi di arma da fuoco che seguirono, assoluti e desolati, e tuttavia parte anch’essi della musica di ciò che accade».