"Aiutiamoli, sono solo affamati e infreddoliti". Era il 1991 e nelle radio di Brindisi e dintorni risuonava questo appello. Lo aveva registrato Giuseppe Marchionna, allora sindaco della città. In quelle ore 25mila albanesi che scappavano da un Paese piegato da fame, povertà e da un regime ormai al collasso, raggiungevano il porto di Brindisi. La cittadinanza aveva risposto aprendo le porte, in quella che in tanti oggi ricordano come “un'accoglienza diffusa e popolare”. Trentacinque anni dopo, a Brindisi c'è lo stesso sindaco. E ci sono migliaia di migranti che lavorano nei campi. Non sono albanesi, ma per lo più africani. Non sono mai stati accolti con calore. Anzi, nota un'attivista locale, "negli ultimi due anni gli episodi di razzismo nei loro confronti sono aumentati".

Marchionna, già socialista rieletto con il centrodestra, non rinnega l'appello del '91. Ma non ne registra più. E oggi si trova a essere sostenuto dal movimento della remigrazione. Futuro nazionale di Roberto Vannacci è diventato il primo partito in consiglio comunale. A ingrossare le truppe sono arrivati quattro consiglieri: uno era di Fratelli d'Italia, altri tre di Forza Italia. Al netto degli equilibri locali e dei possibili ripensamenti - "una dei tre di FI ha già cambiato idea", raccontano più fonti brindisine - viene da chiedersi come sia successo che la città simbolo di accoglienza stia diventando simbolo del vannaccismo che avanza.