Italia e Albania sono legate da una storia antica, fatta di vicinanza geografica, di migrazioni, di lingua e di destini intrecciati. Il mare Adriatico non ci ha mai separati: ci ha uniti. Quando l'Albania uscì dal comunismo nei primi anni Novanta, fu l'Italia il primo grande Paese occidentale a tenderci la mano. Fu l'Italia ad accogliere i nostri connazionali che fuggivano sulle navi verso Brindisi, verso Bari, verso un futuro che sembrava impossibile. Fu l'Italia a sostenere la nostra transizione democratica, a credere che l'Albania potesse diventare uno Stato libero, moderno, europeo. Quel debito di gratitudine non si dimentica.
Ma c'è un legame che va oltre la storia ufficiale, oltre i trattati e i comunicati diplomatici. C'è un legame tra le destre democratiche dei nostri due Paesi, un legame fatto di valori condivisi, di visioni comuni, di amicizie personali che hanno attraversato le frontiere.
Ho conosciuto Tatarella in quegli anni straordinari e convulsi in cui stavamo tutti costruendo qualcosa di difficile e necessario: una destra moderna, capace di governare. Lui lo faceva in Italia trasformando il MSI in Alleanza Nazionale, io cercavo di farlo in Albania guidando il Partito Democratico in un Paese che cercava la propria strada verso la libertà. Avevamo contesti diversi, lingue diverse, storie diverse. Ma condividevamo la stessa scommessa: che la destra potesse essere una forza di progresso, di stabilità, di rispetto delle istituzioni, senza rinnegare le proprie radici nazionali.







