Si stringe sempre più il cerchio delle indagini intorno alla maledetta notte di piombo costata la vita all’innocente Fabio Ascione. Dopo l’arresto dell’amico che avrebbe materialmente esploso il colpo di pistola che, per errore, ha ucciso il ventenne di Ponticelli alle prime luci del 7 aprile scorso, questa mattina sono scattate altre due misure cautelari. A finire in manette Emanuele Loquercio, 30 anni, ed Eugenio Ascione, 24 anni, cugino della vittima. Sarebbero stati loro, secondo la ricostruzione di Procura e carabinieri, a maneggiare l’arma che, poco dopo, venne usata in un conflitto a fuoco tra la paranza di Ponticelli e quella di Volla. Terminato lo scontro, la comitiva si sarebbe ritrovata nei campetti di via Doria ed qui che, durante un momento di spavalderia di Francescopio Autiero, è partito il proiettile fatale.

Loquercio e Ascione sono accusati di detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo, contestazione aggravata per il secondo anche dalla finalità mafiosa: quel gesto avrebbe infatti agevolato il clan De Micco, la cosca ormai egemone in quasi tutta Ponticelli.La nuova svolta investigativa è arrivata grazie al meticoloso lavoro di indagine portato avanti dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Poggioreale, i quali hanno ricostruito l’escalation di eventi grazie all’analisi delle registrazioni di alcune telecamere della zona. Su tutte, quelle del Lively Coffee, dove la gang si era radunata prima del conflitto a fuoco e dove, per pochi minuti, era passato anche lo sfortunato Fabio Ascione, che si apprestava a rincasare dopo una notte trascorsa nella sala bingo in cui lavorava. Ecco, sul punto, quanto messo nero su bianco nell’ordinanza eseguita stamattina dai militari dell’Arma: «Dall’esame dei frame si nota la vittima dell’omicidio entrare nel bar e, dopo aver consumato qualcosa, andare fuori, parlare con il cugino Eugenio Ascione e poi dirigersi verso casa».Proprio Eugenio Ascione, nei secondi successivi, «si avvicina ad Autiero e con le mani in tasca apre il giubbotto mostrando il fianco a quest’ultimo. Il gesto veniva compiuto per nascondere alla telecamera quanto stava avvenendo. Difatti Autiero estraeva dal fianco di Eugenio Ascione una pistola di cui si vedeva la canna». La stessa arma pochi minuti prima, come confermato da almeno un testimone, era passata invece tra le mani del coindagato Loquercio. Fuori inquadratura scoppierà poi l’inferno. Il conflitto a fuoco con i rivali arrivati da Volla, poi il summit ai campetti e il buio che spezzerà la vita di un innocente di appena venti anni.