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8 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:58

Un agguato in piena regola, ma con un bersaglio che potrebbe non essere stato quello destinato a essere colpito. È su questa ipotesi che si stanno concentrando le indagini dei carabinieri e della procura sull’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso all’alba di martedì a Napoli, nel quartiere di Ponticelli. Il giovane era al bar dopo aver lavorato nella notte in una sala bingo. La vittima è stata raggiunta da un colpo di pistola al petto mentre era insieme a un gruppo di amici. Secondo una prima ricostruzione, una vettura scura – e non uno scooter come riferito in un primo momento – si sarebbe avvicinata al locale: dall’interno qualcuno avrebbe esploso più colpi, per poi dileguarsi rapidamente. Uno dei proiettili ha colpito Ascione in pieno petto. Gli amici lo hanno trasportato d’urgenza all’Ospedale Villa Betania, ma per lui non c’è stato nulla da fare.

L’azione, per modalità e tempistiche, richiama da vicino un’esecuzione di stampo camorristico. L’agguato è avvenuto infatti in un’area ritenuta sotto l’influenza del clan De Micco, ma al momento gli inquirenti invitano alla massima cautela. Il quadro resta infatti aperto a molteplici scenari, anche quello di una vendetta dopo una lite. A rendere ancora più complessa la ricostruzione è l’assenza di bossoli sul luogo del delitto. Un elemento che lascia spazio a diverse interpretazioni: chi ha sparato potrebbe aver utilizzato un revolver, oppure i bossoli di una pistola semiautomatica potrebbero essere rimasti all’interno dell’auto. Dettagli tecnici che confermano la pianificazione dell’azione, ma che non chiariscono il movente.