Via alla bonifica prima del passaggio delle navi, da disattivare 6mila bombe Schierati 500 uomini
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I "cacciatori di mine" sono già a Gibuti. Così si definiscono i marinai, ultra specializzati, pronti a bonificare lo stretto di Hormuz, se reggerà l'accordo, per ora virtuale, fra Stati Uniti e Iran. "La missione, però, non si limiterà all'aspetto navale - spiega una fonte del Giornale a conoscenza dell'operazione, che dovrà passare il voto del Parlamento - Sarà multidominio con assetti anche aerei presenti nella regione". Droni, velivoli di sorveglianza e radar in grado di controllare il flusso regolare del traffico navale attraverso Hormuz. Un altro tassello, oltre alla composizione europea e multinazionale (una ventina di Stati) "è l'appoggio dei paesi del Golfo che garantiranno supporto logistico e l'apertura dei loro porti alle nostre unità".Due cacciamine, Crotone e Rimini hanno levato le ancore a metà maggio per avvicinarsi alla zona di operazioni. Unità lente della classe Gaeta, di base a La Spezia con la Quinta divisione navale, che per raggiungere Hormuz dall'Italia ci mettono 20-30 giorni. Per questo motivo sono già partiti arrivando a metà strada nella base italiana di Gibuti, di fronte allo stretto di Bab el Mandeb, dedicata ad Amedeo Guillet, il leggendario comandante Diavolo, che combattè in Africa orientale.Lo schieramento in mare per la missione ad Hormuz prevede, oltre ai cacciamine, la nave di appoggio logistico Atlante, l'ultima arrivata della classe Vulcano, con elevate capacità di imbarco, trasporto, rifornimento, oltre ad assistenza sanitaria. Non solo dispone di un ponte per gli elicotteri, ma pure di moderni sistemi di autodifesa, con sensori, tra cui radar di navigazione e sorveglianza, sonar anti-ostacolo e per individuare incursioni subacquee. A bordo verrà imbarcata anche un'unità del reggimento San Marco.A vigilare sulla flotta della missione sminamento ci sarà il pattugliatore polivalente d'altura, Raimondo Montecuccoli, un'unità da combattimento multiruolo armata con gli Aster 15 e 30 per la difesa contraerea (anti droni e balistici), missili antinave Teseo Mk-3E e due cannoni Oto-Melara. Nel complesso saranno impiegati almeno 500 uomini."Tutte la parti coinvolte devono essere d'accordo, teoricamente anche gli iraniani" spiega chi conosce i piani della missione. Il multidominio con assetti navali, aerei e terrestri, come i radar, è la peculiarità, che servirà a garantire la sorveglianza del traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz. E "l'allarme preventivo" se l'Iran ricominciasse a lanciare droni e missili.












