La donna piange, la voce ogni tanto si spezza. «Perché? Perché?», ripete di continuo. E tra le lacrime accusa: «Ti sei preso tutti i soldi, fino all’ultimo centesimo. Tutti i miei orologi. Ho lavorato duro per tutto quello che ho. Anche il motorino. Io non ti ho fatto nessuna denuncia. Dicevi di amarmi. Perché?». Poi la frase che gela il sangue: «Mi hai fatto tagliare tutte le vene e manco sono morta. Questo riporterà (forse intende «ricadrà» n.d.r.) sulla tua coscienza. Perché. Perché?».
È un messaggio audio scioccante, quello inviato da Luana Di Raffaele al fidanzato ucraino il giorno prima di quel 26 marzo 2025, quando il corpo della donna fu ritrovato senza vita nel suo appartamento di via Camillo Cucca alla Torretta. Aveva 44 anni, Luana. La prima inchiesta aveva ipotizzato il suicidio per impiccagione.
Ma dopo l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’avvocato Carlo De Pascale per conto di Anna Gison, la mamma di Luana, la giudice Lucia De Micco ha disposto nuove indagini.
Ora il fascicolo è aperto contro ignoti per istigazione al suicidio. Agli atti ci sono anche tre file audio inviati al giovane ucraino che ha detto di aver visto Luana per l’ultima volta alle 12 del 25 marzo e di aver parlato con lei al telefono fino alle 5.30 del giorno successivo. Luana lo accusava di averle rubato denaro e preziosi. «Credevo che le cose materiali non fossero importanti per te, adesso ho capito tutto - dice nel primo messaggio - per cortesia, portami il motorino con tutte le cose che hai rubato, compresi i soldi perché non sono soldi tuoi, non te li sei faticati».






