“Sono convinta che l’abbiano ammazzata. Voglio la verità». La voce di Anna Gison si interrompe più volte per l’emozione, mentre parla della figlia, Luana Di Raffaele, trovata senza vita il 26 marzo 2025 in un piccolo appartamento di via Camillo Cucca alla Torretta. Aveva 44 anni. La prima inchiesta aveva ipotizzato il suicidio per impiccagione. Ma dopo l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’avvocato Carlo De Pascale per conto di Anna Gison, la giudice Lucia De Micco ha riaperto il caso e disposto nuove indagini. Ora il fascicolo è aperto contro ignoti per istigazione al suicidio. «Ci sono tante cose che non tornano”, sottolinea la mamma di Luana.

Lei è convinta che sua figlia non si sia tolta la vita, vero signora Gison?

«Non ho mai creduto al suicidio. Innanzitutto perché in quella casa sarebbe stato impossibile impiccarsi, il soffitto è troppo basso. E poi, mia figlia sapeva che dopo venti giorni sarei tornata dalla Germania a Napoli, da lei. Avevamo un rapporto talmente intenso, forte, che non avrebbe mai compiuto un gesto simile. Era piena di vita, l’amava. Aveva studiato negli Stati Uniti, si era laureata, parlava cinque lingue».

Era spaventata da qualcosa o da qualcuno?