di
Roberta Polese
Federica Zanola: «Non hanno colpe, è un lutto per tutti». La donna fu gettata da un cavalcavia a Vigonza e morì travolta dalle auto e dai tir in autostrada
«Ricorderò sempre la telefonata del 29 maggio 2024, è il giorno in cui le nostre vite sono cambiate per sempre». Federica Zanola due giorni fa ha assistito all’ultima udienza sull’omicidio di sua sorella Giada, 34 anni, uccisa da Andrea Favero, l’uomo con cui aveva avuto un figlio e dal quale voleva separarsi. La notte tra il 28 e il 29 maggio del 2024, in seguito a un litigio, Favero ha gettato Giada da un cavalcavia, sotto c’era un’autostrada, lei è stata travolta e uccisa da un tir e dalle auto. Inizialmente si pensò a un suicidio, la famiglia non ci ha mai creduto. Il giorno dopo Favero venne arrestato. Una prima ammissione dell’uomo avvenne davanti alla polizia durante l’interrogatorio, poi ritrattò. Secondo la difesa Giada ha fatto tutto da sola. Poi però sono emersi i farmaci che lui le dava da settimane, per tramortirla. Infine si arriva al 14 maggio 2026: «Ergastolo», ha detto il giudice. Una parola che chiude un cerchio, quello della legge, ma non quello del dolore.
Federica Zanola, come si sente oggi?«Siamo arrivati a un punto fermo, credo che mia sorella sia in pace, che abbia avuto giustizia. Ma ci mancherà per sempre».Giada ha lasciato lei, il fratello Daniel e il padre Gino (la mamma non c’è più), come sono stati per voi questi due anni di indagini e processo?«Sono stati molto duri, ma è stato importante esserci, perché abbiamo capito che cos’è successo. Era difficile capire bene tutti i fatti, adesso il quadro è chiaro, una realtà terribile con cui fare i conti».










