PADOVA - Potrebbe arrivare nella giornata di oggi (14 maggio) la sentenza di primo grado per il femminicidio di Giada Zanola, la 33enne morta a Vigonza alle prime ore del 29 maggio 2024 dopo essere precipitata dal cavalcavia di via Prati che passa sopra l'autostrada A4. Per l'accusa a lanciarla è stato Andrea Favero, ex compagno e convivente della donna a processo per omicidio volontario pluriaggravato.

L'ultima udienza è cominciata con la requisitoria della pubblico ministero Paola Mossa che ha chiesto per Favero la pena dell'ergastolo senza isolamento diurno per le accuse di omicidio premeditato e violenza sessuale.

Poi la parola agli avvocati delle parti civili, cioè i familiari di Giada Zanola, e quindi ai difensori dell’imputato, i penalisti Silvia Masiero e Cesare Vanzetti.

Il processo si era aperto a fine settembre con la testimonianza del padre della vittima. Poi in aula c’era stata la sfilata di esperti che avevano ricostruito, sezionato e analizzato le immagini della telecamera che sul cavalcavia avevano inquadrato i fari di un’auto (per l’accusa è quella di Favero) che si avvicina al ponte, si ferma sul ciglio della strada per cento secondi e riparte dopo aver fatto un’inversione di marcia. Sono stati sentiti anche i medici legali sulle tracce di benzodiazepine trovate nel corpo della 33enne mamma bresciana e non in quello dell’imputato, per il quale, però, i farmaci erano stati prescritti dal medico di base. Quindi è toccato agli amici di famiglia e ai parenti descrivere un rapporto che sembrava andare a gonfie vele ma si stava sfilacciando fino al matrimonio annullato.