VIGONZA (PADOVA) - «Sono stata sul cavalcavia e ho provato a scavalcare la barriera di protezione. Non ci sono riuscita, perchè mancano gli appoggi. Mia sorella Giada non si è uccisa».
È la testimonianza choc di Federica Zanola, ieri davanti ai giudici della Corte d'Assise, dove è imputato Andrea Favero di 39 anni accusato di avere ammazzato la sua ex compagna e madre di suo figlio lanciandola dal ponte sulla A4 nel comune di Vigonza. L'udienza, iniziata alle 9 e terminata dopo le 16, ha visto sfilare sul banco dei testimoni, chiamati dall'accusa rappresentata dal pubblico ministero Paola Mossa, gli agenti della polizia stradale intervenuti intorno alle 4 del mattino del 29 maggio dell'anno scorso, il padre e i due fratelli della vittima, don Alessandro parroco di Vigonza, un'amica e un paio di colleghi di lavoro di Giada.
L'imputato, vestito con felpa scura con cappuccio e un paio di jeans grigi, era affiancato dai legali Cesare Vanzetti e Silvia Masiero. Mentre per le parti civili erano presenti gli avvocati Roberta Rinaldi per la famiglia Zanola e Ilaria Contiero per il bambino della coppia ora affidato alla zia Federica.
Giada Zanola lanciata dal cavalcavia dall'ex compagno Andrea Favero, il processo entra nel vivo: il papà e i fratelli i primi testimoni






