Angelo Vaccariello

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Le Borse hanno già dato la loro risposta all’accordo tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe essere siglato venerdì a Ginevra: sollievo, ritorno dell’appetito per il rischio e fuga temporanea dalla paura energetica. I mercati non aspettano mai il timbro finale della diplomazia. Si muovono prima, comprano le aspettative, vendono il panico, provano ad anticipare il giorno dopo. E il giorno dopo, in questo caso, significa una cosa molto precisa: meno rischio geopolitico, meno tensione sul petrolio, meno paura di una nuova fiammata dell’inflazione. In Europa la reazione è stata netta. Le Borse hanno corso in modo diffuso, con un movimento che non ha premiato solo un listino o un singolo settore, ma l’intero quadro azionario. Milano si è mossa in forte rialzo, Francoforte ha mostrato una delle reazioni più convinte, Parigi ha seguito il clima positivo, Londra ha beneficiato soprattutto del sollievo sulle materie prime e sui titoli più sensibili al ciclo globale. Il messaggio degli investitori è stato chiaro: se il conflitto rientra, anche solo parzialmente, cambia la percezione del rischio. E quando cambia la percezione del rischio, cambiano subito i prezzi degli asset.