Ancora una seduta nervosa, ieri, per i mercati internazionali, in attesa di conferme certe su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, con Teheran che ufficialmente smentisce, ma fa anche trapelare apertura da fonti anonime. Dopo una giornata sulle montagne russe, però, le chiusure delle Borse europee sono state positive. Amsterdam ha guadagnato lo 0,8%, Londra lo 0,6%, Milano lo 0,4%, Parigi lo 0,2% e Francoforte lo 0,1%. Stabile Madrid. In lieve calo Wall Street negli Usa, con l’S&P500 giù dello 0,3% e il Dow Jones dello 0,1%.
In questo clima di incertezza, pesano ancora i timori di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, con il petrolio che è tornato sopra i 100 dollari al barile e gli spread europei in rialzo (quello tra Btp e Bund tedeschi è andato di nuovo sopra quota 90). In scia alla paura che l’attuale shock energetico diventi come quello del 2022 in Europa con lo scoppio della guerra in Ucraina, il Brent, principale indice internazionale di riferimento per il greggio, dopo il calo dell’altroieri, è risalito di oltre il 3% a quota 103 dollari al barile. Su anche il Wti, a circa 91 dollari (+4%). Ancora giù, invece, il metano, il cui calo, però, dopo l’annuncio di lunedì di un possibile accordo di pace in Medio Oriente da parte di Donald Trump, era stato contenuto. Ieri al Ttf di Amsterdam il prezzo è sceso del 5,9% a 53 euro al megawattora. Mentre l’incertezza e la paura di una nuova fiammata inflattiva ha spinto il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi a 91 punti base, con un rialzo dell’8%.










