L’accordo tra Stati Uniti e Iran sulla tregua ha ridato fiato ai mercati finanziari dopo più di un mese di forti turbolenze. I risparmiatori si sono spaventati, perché hanno sperimentato cali e correzioni che non si vedevano da molto tempo. In aggiunta, la totale incertezza dello scenario ha aumentato i dubbi, perché nessuno sa quali possano essere le soluzioni al conflitto, come si potrebbero realizzare e anche entro quali tempi. Le affermazioni del Presidente americano Donald Trump sul termine della guerra, ormai, non sono più credibili.

Tra i segnali più evidenti della paura c’è stato il rafforzamento del dollaro, tornato a essere un bene rifugio, e - viceversa - il calo del Bund tedesco. Anche i titoli di Stato della Germania, infatti, sono stati venduti per timore delle fiammate di inflazione generate dall’interruzione delle consegne di petrolio.

In questo modo, a parità di cedole il rendimento alla scadenza è salito per allinearsi a un carovita atteso più alto. Il rendimento del Bund decennale, il titolo di riferimento dell’area euro considerato più sicuro, è arrivato sopra il 3% come nel 2011, all’inizio della crisi dei debiti sovrani. Questo livello, che non si è visto neppure con l’invasione russa in Ucraina, dà conto della percezione del rischio da parte degli investitori.