Le Borse sembrano aver accusato il colpo. I timori di una escalation hanno zavorrato i listini, quelli europei soprattutto. Nell'incertezza, sembrano aver detto i mercati, meglio vendere. Magari anche incassando le plusvalenze di due anni di Borse galoppanti. Ma, chiusi gli scambi, a mente fredda, la domanda attorno alla quale gli investitori stanno ragionando è: quanto può durare questa ennesima crisi? «Epic Fury, True Promise, Judah's Shield. I rispettivi nomi delle operazioni militari di Stati Uniti, Iran e Israele», spiega Elliot Hentov, chief macro policy strategist di State Street, «suggeriscono un punto di rottura di natura quasi biblica nell'ordine regionale. Tuttavia, lo slogan dei mercati è più simile a "Passerà anche questa"». Secondo l'analista, esperto di questioni mediorientali, insomma, si avrà «una parziale normalizzazione nell'arco di alcune settimane».

Anche Standard&Poor's, che ieri ha diffuso un'analisi sulla situazione in Medio oriente, non si è discostata molto da queste conclusioni. «Il nostro scenario di base», si legge nel rapporto, «rimane quello di un conflitto militare relativamente breve. Tuttavia, le dichiarazioni pubbliche relative alle operazioni militari statunitensi della durata massima di un mese e la natura degli obiettivi militari statunitensi e israeliani compreso il cambio di regime», spiega ancora S&P, «sono di gran lunga più ampi rispetto a quelli relativi alla guerra di 12 giorni del giugno 2025». Secondo il fondo di investimento Amundi «la durata del conflitto dipende dall'entità delle capacità missilistiche dell'Iran. Vi sono alcune notizie», spiega in un report, «secondo cui le capacità missilistiche dell'Iran potrebbero già essere state dimezzate. Gli attacchi indiscriminati iraniani in questo momento, con lanci in tutte le direzioni, sono probabilmente un segnale di difficoltà più che una strategia militare ben coordinata, simile a un esercito in ritirata che impiega tattiche di "terra bruciata": bruciando qualsiasi cosa per creare quanto più caos possibile».