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La burocrazia militare è sempre una fucina di sorprese. Il mese scorso avevo raccontato una surreale vicenda che mi riguarda: l’apertura, da parte del Ministero della difesa, di un procedimento disciplinare nei confronti di un ex ufficiale dei carabinieri che ha lasciato il servizio quasi vent’anni fa e che, nel frattempo, è stato assolto in via definitiva dal procedimento penale dal quale tutto trae origine. Già questo sarebbe sufficiente a suscitare qualche «perplessità». Ma nelle ultime settimane è emerso un nuovo elemento. Ricevuta la comunicazione a fine dello scorso dicembre di avvio del procedimento per una asserita «violazione del giuramento prestato», ne avevo subito contestato la tempestività. L’articolo 1392 del Codice dell’ordinamento militare stabilisce infatti che la contestazione degli addebiti debba intervenire entro novanta giorni dal momento in cui l’Amministrazi4cone ha acquisito piena conoscenza della sentenza irrevocabile. Si tratta di un termine che il legislatore ha previsto proprio per evitare che il cittadino rimanga esposto per un tempo indefinito all’esercizio del potere disciplinare. Nel mio caso, attraverso un accesso agli atti effettuato presso il Tribunale di Parma, avevo scoperto che già il 10 giugno 2025 la Cancelleria aveva trasmesso via Pec al Comando dei Carabinieri la sentenza definitiva che aveva concluso il procedimento penale nei miei confronti.