Un’auto in fuga, un colpo di pistola e un servitore dello Stato che rischia il processo. È l’illogica cronaca che si ripete, la disavventura - purtroppo già vista troppe volte -, di un militare che, intervenuto in piena notte per fermare un’auto lanciata a tutta velocità per le strade di Ancona, si ritrova ora sotto accusa. Dopo il recente caso dei poliziotti indagati in provincia di Brindisi perché hanno fermato gli assassini di un brigadiere che si erano dati poi alla fuga, questo avvenuto nelle Marche è un altro assurdo esempio di una divisa che cerca di fare il proprio lavoro, in piena notte, con una pistola d’ordinanza e una responsabilità che pesa ben più del metallo che porta alla cintura, e che finisce sul banco degli imputati. L’episodio risale al marzo 2023, ma le sue conseguenze giudiziarie – come detto - sono tutt’altro che archiviate: mentre l’automobilista, un 57enne che ignorò l’alt dei carabinieri, affronta un procedimento per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni stradali, è il brigadiere ad essere chiamato a difendersi in aula. Non solo: ora sulla sua testa pesa anche una richiesta di risarcimento da 120mila euro avanzata proprio da chi quella notte non si fermò. Tutto accade nella notte tra il 5 e il 6 marzo 2023. Una pattuglia del Radiomobile di Ancona intimò l’alt a un’auto - peraltro con targa falsa - in via della Grotta. A bordo, un 57enne osimano, insieme alla compagna. In quella vettura gli investigatori troveranno una boccetta di metadone.