È sempre la solita storia dell’«atto dovuto» e del procedimento che scatta «a tutela» di chi, indossando una divisa, si trova costretto a sparare. E così, pure la coppia di poliziotti intervenuta nelle campagne brindisine per fermare i rapinatori che avevano appena colpito a morte il brigadiere capo Carlo Legrottaglie è finita nel registro degli indagati per aver ucciso, in un conflitto a fuoco, uno dei due banditi in fuga. L’accusa?

Omicidio colposo legato all’eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. Nell’avviso di garanzia recapitato dalla Procura di Taranto agli agenti del Commissariato di Grottaglie sono riportate anche le «persone offese»: la moglie, i tre figli e i tre fratelli di Michele Mastropietro, il 59enne responsabile dell’omicidio del carabiniere, con numerosi precedenti penali, la cui salma sarà ora sottoposta ad autopsia.

«Dal punto di vista giuridico ritengo che sia un atto doveroso finalizzato ad accertare le reali cause e le dinamiche di quanto accaduto» ma «sotto un profilo umano, da cittadino e non da avvocato, sono dispiaciuto che due agenti che hanno rischiato la vita in un conflitto a fuoco siano loro adesso a essere indagati», spiega all’Ansa uno dei legali dei due poliziotti, Antonio Maria La Scala. E infatti le polemiche non tardano a montare.