Ci sono storie che oltrepassano il confine della mera vicenda individuale e diventano simboliche, capaci come sono di raccontare un intero sistema e di mostrare uno spaccato significativo del tempo in cui si vive. E quella del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo è una di queste storie; ci dice molto sulle idiosincrasie della giustizia italiana e pure sulla società civile, su come a volte il principio di presunzione d’innocenza venga candidamente cancellato per fare spazio ad un giustizialismo che, se riflettuto, inquieta e spaventa. Perché la vicenda di Cagnazzo è quella, tipica, di un processo che è finito ancor prima di cominciare, con la sentenza già scritta: colpevole. Attenzione, però: qui non si sta perorando alcuna causa, né si vuole sostenere l’innocenza o la colpevolezza di nessuno, ma solo di attendere la fine di un processo. Ciò che si vuole mettere in luce è piuttosto il metodo, le contraddizioni, le criticità di un meccanismo che, una volta partito, può diventare un tritacarne.
Fabio Cagnazzo colpevole senza processo. La storia del carabiniere “ostaggio” della giustizia
Ci sono storie che oltrepassano il confine della mera vicenda individuale e diventano simboliche, capaci come sono di raccontare un intero sistema e d...







