Carabiniere a un passo dal licenziamento. Resta solo il Consiglio di Stato per decretare le sorti di un militare dell’Arma che, lo scorso aprile, si è visto respingere il ricorso contro il licenziamento dal Tar.

L’uomo chiedeva l’annullamento di quanto deciso dal ministero della Difesa nel 2024: la cessazione dal servizio permanente per scarso rendimento. Una disposizione ritenuta ingiusta da Salvatore Deriu, avvocato del militare, il quale ha raccontato le vicissitudini del suo assistito che prestava servizio in una stazione dipendente dal Comando provinciale di Nuoro.

Nel 2021 aveva chiesto il trasferimento per stare vicino al figlio, invalido al 100 per cento, istanza però rigettata e accolta solo 17 mesi dopo, nel 2023. Nella valutazione del militare intanto era stato riportato il giudizio “insufficiente” perché nel 2021-2022 l’uomo si sarebbe reso responsabile, riporta il Tribunale nella sentenza, di “condotte disciplinarmente rilevanti”, alla base del procedimento in corso. Secondo il legale c’era una evidente “incompatibilità ambientale”. Inoltre, ricorda l’avvocato, una volta avuta la possibilità di accudire il figlio, il carabiniere aveva dimostrato un rendimento sufficiente, tanto da essere definito dai suoi superiori “una risorsa”.