«Hai sofferto in silenzio quando scoprivi la cattiveria della gente, che aveva la tua stessa divisa e con azioni vili ti discriminava e ti criticava. Hai subito persecuzioni e cattiverie di ogni genere, che ti facevano male. Ti prometto che, con l'aiuto della magistratura e della tua amata Arma dei carabinieri, le persone che ti hanno indotto a fare questo gesto avranno quanto meritano».

Le parole, raccolte in una lettera postata su una pagina social di un sindacato militare e rese pubbliche dal Secolo XIX, sono del padre del carabiniere di 25 anni che sabato scorso si è tolto la vita, con la pistola d'ordinanza, nella caserma del comando provinciale.

Nella lettera il padre descrive uno scenario in cui alcuni colleghi avrebbero avuto un ruolo decisivo nello spingere il figlio a togliersi la vita. Accuse molto pesanti, che dovranno essere vagliate con la massima attenzione dagli inquirenti. La Procura della Spezia in realtà ha già aperto un'inchiesta esplorativa sul caso del giovane carabiniere, senza però ipotizzare reati. Tanto da restituire la salma ai familiari.

E dunque è probabile che a breve il padre del ragazzo, ufficiale dell'esercito, decida di approfondire in prima persona la questione davanti agli inquirenti.