Millecinquecento milioni di euro sul tavolo, una strategia che porta il nome delle isole per la prima volta nella storia di Bruxelles, e una certificazione ufficiale di quello che ogni siciliano conosce da sempre: stare su un'isola costa. Costa in senso letterale — alle imprese, alle famiglie, ai giovani che se ne vanno. Costa, secondo lo studio commissionato dalla Regione Siciliana, circa 6,54 miliardi di euro l'anno, pari al 7,4 per cento del PIL regionale. Ovvero, una sorta di tassa occulta quantificabile, per ogni residente, in 1.308 euro annui. Neonati compresi.
Adesso l'Europa ha deciso di fare i conti con questa realtà. Il 10 giugno la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha adottato, per la prima volta nella storia comunitaria, una "Strategia per le isole europee" coordinata con un "Piano per le zone costiere". Non un documento di principio, ma un pacchetto con una dote iniziale di 1,5 miliardi di euro — frutto della revisione di medio termine dei fondi di Coesione — distribuibile tra cinque priorità: competitività e decarbonizzazione, difesa, alloggi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica. A queste risorse, ciascuno Stato e ciascuna Regione potrà aggiungere proprie quote rimodulando la programmazione dei fondi FESR, FSE+ e Coesione.










