Bruxelles, 12 giugno 2026 – Isole e comunità costiere, per la prima volta, entrano a pieno titolo nei piani strategici della Commissione europea. Il 10 giugno, il vicepresidente Raffaele Fitto ha presentato due strategie complementari che puntano a migliorare la vita di 17 milioni di persone, quelle che vivono su oltre 4.000 isole, presenti in 16 dei 27 Stati membri, e di altri 95 milioni di persone che abitano i 70mila chilometri di coste dell’Unione, in 22 Paesi europei.
Un quinto della popolazione. L'obiettivo dichiarato è trattare in modo integrato economia, connettività, energia, ambiente, demografia e sicurezza, ribaltando i limiti storici di questi territori – isolamento, dipendenza dal turismo, vulnerabilità climatica, spopolamento – e facendo sì che le loro esigenze specifiche entrino nelle future proposte legislative europee.
In questo quadro, l’Italia è in prima linea: con Sicilia e Sardegna, l'arcipelago delle isole minori e 7500 chilometri di costa, è tra gli Stati che più hanno spinto per un riconoscimento europeo della condizione insulare.
Bruxelles, per la prima volta, mette nero su bianco quanto pesa il “costo dell'insularità”. Secondo i dati presentati dalla Commissione, rispetto alla terraferma i trasporti possono costare fino al 300% in più, la spesa pubblica tra il 30 e il 50%, i prezzi delle case tra il 75 e il 130%. La maggior parte delle isole europee si ferma a un Pil pari al 70% della media Ue. In Italia l'insularità può ridurre il prodotto della Sicilia fino al 7% e quello della Sardegna, secondo le stime, fino a oltre un terzo.










