Da ieri l’insularità è una condizione di disagio riconosciuta ufficialmente non solo nella Costituzione italiana, ma anche dalla Commissione europea. Infatti, l’Esecutivo presieduto da Ursula von der Leyen ha adottato, per la prima volta nella storia di Bruxelles, la “Strategia per le isole europee” coordinata con il “Piano per le zone costiere”, e lo ha fatto in maniera concreta mettendo sul piatto una prima consistente dote: 1,5 miliardi, frutto della prima revisione di medio termine dei fondi di Coesione gestiti dai singoli Stati membri. Dote alla quale ciascuno Stato e ciascuna Regione potrà aggiungere una propria quota rimodulando ulteriormente la programmazione dei fondi Fesr, Fse+ e Coesione.
Il risultato giuridico - la cui importanza è stata illustrata ieri in conferenza stampa dal vicepresidente esecutivo della Commissione e Commissario Ue alla Coesione, Raffaele Fitto - ha tenuto conto anche delle osservazioni ricevute da Palazzo Berlaymont attraverso la consultazione pubblica, chiusasi lo scorso 5 giugno, alla quale hanno contribuito 358 fra stakeholder e semplici cittadini di tutto il Vecchio continente. È stata in assoluto la consultazione pubblica più partecipata nella storia e molto numerose, non a caso, sono state le adesioni dalla Sicilia e dalla Sardegna con, fra gli altri, i documenti caricati da Regione Siciliana, Confindustria Sicilia, Confindustria Siracusa, Ance Sicilia, il Comune di Palermo, il Comune di Adrano e il Comune di Lampedusa e Linosa, le tre Autorità di sistema portuale, l’Associazione pescatori di Pantelleria e l’Italkali.








