Il rapportoLa Fondazione Bapr fotografa un settore che pesa il 6% del Pil regionale, conta 29.500 imprese e 102 mila lavoratori. Ma il divario di produttività con la media nazionale vale quasi un miliardo l’annodi Nino Amadore17 giugno 2026La Sicilia ha nel mare uno dei suoi principali motori economici, ma non riesce ancora a trasformarne tutto il potenziale in valore aggiunto. È il dato più interessante del report “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”, curato dal Centro Studi Economici della Fondazione BAPR e presentato a Ragusa nella sede centrale di Banca Agricola Popolare di Sicilia.Domande di approfondimento generate da 24Ore AINel 2025 la Blue Economy siciliana ha raggiunto un valore di 17,4 miliardi, pari al 6% del Pil regionale, contro una media nazionale del 4%. Attorno al mare si muovono 29.500 imprese, il 6,5% del totale regionale, e 102 mila lavoratori diretti: un occupato siciliano su 15. Tra il 2019 e il 2024 sono nate circa 4 mila nuove imprese “blu”.L’isola detiene il 21% del patrimonio costiero italiano, con 1.152 chilometri di coste dell’isola maggiore e circa 500 chilometri nelle isole minori. Ma il tema non è solo quanto mare ha la Sicilia: è quanto valore riesce a generare. Ogni euro prodotto direttamente dalla Blue Economy attiva un indotto di 1,9 euro nell’economia locale, più della media italiana di 1,8.Il sistema resta però concentrato. Oltre l’80% del valore arriva da due comparti: turismo e ricettività, che pesano per il 43%, e logistica e trasporti, al 38,7%. Sono i pilastri del mare siciliano, ma indicano anche il limite: per fare il salto servono più tecnologia, digitalizzazione portuale, cantieristica avanzata, energie rinnovabili offshore, acquacoltura innovativa e servizi logistici integrati.Il nodo principale è la produttività. Secondo il report, ogni addetto siciliano della Blue Economy produce in media 53.700 euro di valore, contro i 62.100 euro della media nazionale. Il divario è di 8.400 euro per lavoratore. Colmarlo significherebbe immettere nel sistema siciliano quasi un miliardo di euro di ricchezza aggiuntiva l’anno. È il “miliardo nascosto” dell’economia del mare: una ricchezza potenziale frenata da micro-imprese, frammentazione e minore intensità tecnologica.